• Come allungare la vita media delle lampade a basso consumo?

    Aumentare la vita media delle lampade a basso consumo

    In un precedente post descrivevo una verità un po' troppo nascosta di queste lampade a basso consumo, sia a LED che neon: la durata brevissima per danno nello stadio alimentazione interno.
    Avevo promesso di pubblicare un'efficace soluzione per evitare di spendere i soldi risparmiati in energia nella sostituzione delle lampade.

    Il punto

    Gli alimentatori di queste lampade saltano principalmente per due motivi: sovratemperatura e sbalzi di tensione (spike) creati anche da frequenti accensioni / spegnimenti.
    Per il primo non ci sono molte soluzioni. La lampadina non dovrebbe surriscaldarsi, quindi, una plafoniera chiusa e senza prese d'aria ridurrà drasticamente la vita del sistema.
    Per il secondo, invece, la soluzione c'è.

    Questo banale schema elettrico è un circuito realizzabile anche su mille fori e da collocare all'interno del lampadario.

    Schema Salvalampadine

    Il fusibile in ingresso compie già il 90% del lavoro. Se interviene, la lampada è salva.
    Il ponte a diodi che segue il fusibile "sostituisce" quello interno alla lampadina: quattro diodi da 1A , 1000v (1N4007) sono sicuramente meglio di quelli in smd montati all'interno della virola.
    In pratica, invieremo una tensione già raddrizzata e continua alla lampadina. Il suo ponte interno avrà poco da lavorare.

    La grossa resistenza da 20W svolge diverse funzioni.
    La prima, in unione al condensatore da 22uF crea un softstart all'accensione. La tensione salirà con una rampa di ritardo in ingresso, dando tempo ai circuiti interni nella virola di stabilizzarsi in tensione e temperatura.
    La seconda funzione, molto importante, è il filtro RC creatosi che impedirà ai vari Spike di raggiungere la lampada.
    Per ultimo, la tensione ai capi della lampada sarà leggermente inferiore al previsto di solo 5 o 6 volt. In questo modo la luce sarà impercettibilmente inferiore ma la vita della lampada aumenterà in modo smisurato.
    A valle del circuito, in parallelo alla lampada, c'è uno scaricatore che toserà tutti i picchi superiori a 400v. La resistenza impedisce quindi anche l'esplosione dello scaricatore in presenza di improvvisa sovra tensione, dando tempo al fusibile di intervenire.

    La modifica che vedete in queste due foto è stata applicata al lampadario in ingresso di casa mia, situazione in cui accensioni e spegnimenti troppo frequenti sarebbero causa di assidue sostituzioni dei tubi luminosi.

    Modifica lampadario ingresso

    Un altro lampadario al quale ho applicato la modifica è quello del bagno. Mediamente una volta ogni sei mesi avveniva la sostituzione della lampada.
    Dopo la modifica, la vita media della lampadina ha passato i due anni.

    Modifica lampadario bagno

    Modifica lampadario bagno

     

    PS: non rispondo su Facebook. L'invio delle news è automatico e non consulto eventuali risposte. Commentate l'articolo qui sotto.

     

  • Confronto audio tra microfoni

    Confronto tra due microfoni: Rode e Neumann

    Confronto di ascolti tra due microfoni

    Qualche giorno fa ho incontrato il mio amico Paolo, uno speaker con cui collaboro per realizzare spot vocali e gli ho prestato due componenti hardware di eccellenza per registrare la voce.

    Un microfono della Neumann, il TLM-67: https://en-de.neumann.com/tlm-67
    ed un preamplificatore della Universal Audio, l'LA-610 MkII: https://www.uaudio.com/hardware/la-610-mkii.html

    Paolo, finora ha usato un Rode NT: http://it.rode.com/microphones/nt1
    accoppiato direttamente ad un'interfaccia audio Focursite: https://focusrite.com/usb-audio-interface/scarlett/scarlett-2i2

    L'intento era quello di confrontare i due microfoni, il Rode e il Neumann.

    Riassumendo il valore totale (stimato a dicembre 2018):
    Microfono Rode + Interfaccia audio Focusrite: circa 350€ (ragno, cavo e antipop compreso).

    Microfono Neumann + Premplificatore Universal Audio: circa 3400€ (nessun accessorio incluso).

    Quale microfono suona meglio?

    Arriviamo subito al dunque: ti faccio ascoltare la comparazione tra le due registrazioni ma non ti dirò quali attrezzature ha usato Paolo, in quale file.
    Per registrare, egli ha montato i due microfoni in parallelo, uno a fianco all'altro come visibile in foto, in modo da riprendere il suono contemporaneamente.

    Confronto audio tra due microfoni per registrare la voce: Rode e Neumann

    Ascoltiamo le differenze tra due microfoni

    Ho montato l'audio mettendo in fila le due registrazioni in modo da ascoltare le differenze senza scambiare i player.
    Lo stream è un file formato WAVE per preservare il più possibile la qualità.
    Ascolta:

    Sentito qualcosa?

    Adesso cercherò di farti ascoltare meglio le due registrazioni, accodando due brevi campioni.
    Ascolta:

    Nota: Le clip audio sono state registrate a 24bit, 48khz e convertite con un normale dither a 16bit, 44.1khz

    Quali differenze percepiamo?

    Nessuna. Scusa tanto ma io non sento niente.
    Eppure, ascolto con due monitor da studio Adam P22A ma non sento differenze.

    È inutile fare l'audiofilo esoterico che inventa terminologie: io non sento nulla, pur conoscendo le fonti dei files.

    Potrei dire che in uno le basse sono più tonde, le alte più setose ma in realtà, quando Paolo mi ha dato i files, non ho sentito nulla. Identici.
    Possiamo raccontarcela poi dicendo che un microfono renderà su dinamiche mostruose rispetto all'altro ma perchè non viene specificata questa caratteristica quando spendo 1700€?
    Ora che sai come suona un Rode da 240€ e un Neumann da 1700€ , sei disposto a spendere quella cifra?

    Diciamocela tutta: cosa ci sarà mai dentro un Neumann per giustificare quella cifra?
    Nella parte elettronica, niente sicuramente: un operazionale a basso rumore? Un mosfet da 15€ ?
    La capsula, forse, ma a fronte di questo ascolto, sei disposto a giustificare una spesa simile?

    Insomma: la differenza che sei riuscito ad apprezzare tra Rode e Neumann, vale 1450€ ?

    Se sei interessato a scoprire quali microfoni sono stati usati e in quale punto dell'audio, scrivimi. Te lo dirò in privato.
    Nel frattempo, i commenti qui sotto sono aperti.

    PS: per coloro che sanno di cosa sto parlando, ecco il test di controfase:

    Qui trovi il pacchetto compresso dei file per fare tutti i testi che vuoi.

  • Cosa c'è dentro?

    Cosa c'è dentro un dispositivo elettronico audio?

    Tutti noi da bambini di fronte ad un giocattolo abbiamo pensato almeno una volta "Cosa ci sarà dentro?"
    Cresciuti (di statura), ora quando acquistiamo un giocattolone, la domanda che ci poniamo è ancora la medesima. Vero?

    La tecnologia elettronica si divide in diversi rami ed ognuno di noi ne predilige uno. Io ho scelto l'audio e tutti i dispositivi che ne conseguono.
    No, non sono un "audiofilo". Magari un giorno scriverò un articolo su questo meraviglioso mondo ma ora non è il momento.
    Io sono un fonico e i dispositivi con cui ho a che fare mi stimolano una curiosità tremenda: potete stare certi infatti che dopo un qualsiasi acquisto, in barba alla garanzia, la prima cosa che faccio è smontare e fotografare.

    Sul sito del mio studio, ho creato diversi anni fa una galleria immagini dedicata all'interno delle apparecchiature audio.
    La pagina è raggiungibile da questo anchor text inequivocabile: cosa c'è dentro e proprio ora ho pubblicato le foto dell'interfaccia audio Prosonus AudioBox 1818 smontata.
    Qui, una brevissima recensione.

    Godetevi le immagini e finalmente esclamerete: ecco cosa c'è dentro!

    Radio sventrata

  • Il Theremin di Nuova Elettronica LX1790 [Aggiornamento 28.1.2013]

    Il Theremin di Nuova Elettronica LX1790

    Aggiornamento del 28.1.2013

    Ho avuto uno scambio di opinioni con un noto utilizzatore italiano del Theremin: Nonno Toto.
    A quanto pare il difetto della distorsione si verifica anche nel suo modello.

    Se volete saltare tutta la parte di testo iniziale cliccate qui per ascoltare il problema della distorsione armonica del Theremin di Nuova Elettronica.

    Nuova Elettronica ha presentato nel numero 247 un kit di montaggio relativo ad un Theremin, l'LX1790.
    Per essere precisi, questo è il secondo progetto di Theremin pubblicato. Il primo apparve nel numero 229 e il nuovo LX1790 è una rivisitazione di quel progetto.

    Questo articolo è una recensione dell'LX1790 dedicata a tutti coloro che sono in dubbio se acquistare un Theremin da Nuova Elettronica o, quasi allo stesso prezzo, il kit proposto dalla Moog, in vendita ad esempio presso Thomann.

    Modifiche e migliorie al Theremin di Nuova Elettronica

    La prima modifica da apportare è indubbiamente la sostituzione del connettore del segnale di uscita.
    La rivista propone un RCA. Meglio un jack femmina da 6mm.

    Jack uscita su Theremin

    Misteriosamente, al termine del mio montaggio, è avanzata una resistenza da 100k.
    Questa resistenza l'ho posta in parallelo sull'uscita audio del Theremin in modo che il condensatore C38 si carichi attraverso essa e non tramite l'ingresso dell'amplificatore o del dispositivo successivo collegato per amplificare o registrare le nostre performance.
    Questo espediente eviterà botti sugli altoparlanti da erronei collegamenti, anche se si sa: si dovrebbe accendere tutto a connettori inseriti, amplificazione per ultima.
    Una modifica sicuramente da effettuare consisterebbe nel sostituire C38 con un modello non polarizzato e non elettrolitico; l'alimentazione è duale, quindi il segnale è puramente alternato.
    Inoltre, storco sempre il naso quando vedo elettrolitici sul percorso del segnale.

    R100k in uscita theremin

    In questa foto puoi anche notare un piccolo accorgimento: la massa della scheda viene riportata sul pannello d'alluminio posteriore tramite il jack e per evitare fastidiosi ground loop, sconsiglio il collegamento di due nuova masse sui connettori CV out relativi al pitch e volume, i due RCA.
    La massa l'ho riportata anche sul pannello anteriore. Questo semplice accorgimento evita strane fluttuazioni del pitch non appena si avvicina la mano ad una manopola.

    Gli stabilizzatori scaldano

    Il trasformatore di alimentazione eroga una tensione duale di 19v, un po' alta per la successiva stabilizzazione al valore di 12+12v, necessari al funzionamento del Theremin.
    I due integrati 7812 e 7912, infatti, scaldano eccessivamente in quanto vengono sottoposti ad una tensione di ingresso di 25v, valore limite, oltretutto, per i due condensatori C1 e C5 (LX1789) che nel mio kit erano da 25v.
    Un trasformatore da 16+16 si presta allo scopo. Gli stabilizzatori non scaldano più e la combinazione di un valore da 1000mf e 19volt in ingresso non crea ripple in uscita.
    Suggerirei alla rivista di fornire con il kit il trasformatore T003.03, identico nella piedinatura al TS03.01.

    Trasformatore Theremin

    Sezione effetti

    Il Theremin di Nuova Elettronica è dotato di un phasing incorporato dal risultato sonoro un po' scarso.
    Sarebbe opportuno dotarlo di feedback o giocare sulle controfasi per aumentarne l'efficacia ma di sicuro quello che salta più all'orecchio è la modulazione.
    L'oscillatore crea un'onda triangolare troppo alta come ampiezza e il risultato è una pessima modulazione: filtro tutto chiuso e tutto aperto. I FET FT2...FT7 vanno subito in saturazione non appena la semionda si alza di poco dallo zero.
    Ponendo una resistenza da 10k in parallelo ad R103, l'ampiezza viene ridotta e l'apertura, chiusura dei filtri rimane più morbida e godibile.

    R103

    Oscillatore Pitch

    Una questione un po' delicata: l'oscillatore ad alta frequenza che ruota attorno a IC2.

    IC1A e IC2A sono adibiti alla frequenza che noi variamo tramite la posizione della mano.
    Il battimento creato da un secondo oscillatore (IC2B) crea un segnale udibile, in definitiva, la nota del Theremin.

    Durante il collaudo ho scoperto che il mio Theremin genera un suono dissonante, distorto, non propriamente gradevole.
    Dopo attente analisi con un oscilloscopio, rilevo la presenza di una sub armonica nell'oscillatore IC2B.

    Questo fenomeno non è affatto normale e lo considero un pesante difetto.
    La distorsione armonica è ben avvertibile sulle note basse e per un orecchio allenato, anche sulle alte.
    Sentite.

    {s5_mp3}theremin.mp3{/s5_mp3}

    Ascoltate attentamente: a 18'' si avverte distintamente un battimento.

    Aggiornamento del 28.1.2013

    Questo è il suono del Theremin di Nonno Totò.
    Tengo a precisare che il suo modello è stato acquistato premontato.
    Noterete lo stesso battimento dissonante.

    {s5_mp3}nonno_toto_theremin.mp3{/s5_mp3}


    Inizialmente ho creduto si trattasse di un'errata miscelazione dei segnali provenienti dai due oscillatori: che il primo influenzasse il secondo?
    Ho provato quindi ad inserire in serie a C1 e C10 una resistenza da 8.2k per ciascun ramo senza ottenere successo.
    In seguito, ho rimosso la modifica in quanto inutile.

    C1 e C10
    L'assistenza (che legge questo post) mi ha suggerito potrebbe trattarsi dell'influenza del terzo oscillatore, quello del volume.
    Ho provato quindi ad estrarre dallo zoccolo IC7, disattivando l'oscillatore del volume ma le cose non sono migliorate.

    In seguito, mi è venuto il sospetto che la vicinanza tra trasformatore e antenna pitch potesse creare qualche problema.

    Thermin senza alimentatore

    In effetti, con la scheda più lontana, la situazione è migliorata e non di poco.
    Il successivo passo fu dislocare la scheda alimentazione dall'altro lato del mobile.

    Così facendo, però, il disturbo è apparso nuovamente,
    Pare scontata la soluzione definitiva: alimentazione esterna ed in effetti, il Theremin della Moog non la incorpora.

    Farò qualche altra prova e ti tengo aggiornato ma nel frattempo, mi piacerebbe ascoltare un altro Theremin di Nuova Elettronica.


    PS: come al solito, non rispondo sui social Network. Ti prego di commentare qui sotto.

  • La sveglia del nonno ci uccide?

    Contatore Geiger

    La sveglia del nonno radioattiva

    Avete presente la vecchia sveglia dei nonni oppure quegli orologi antichi con le lancette fosforescenti a cui siamo tanto affezionati?
    Se vi dicessi che la vicinanza a questi oggetti è mortale?

    Negli anni 30 / 40 veniva usato il radio per rendere fosforescenti le lancette di quei quadranti.
    C'era infatti la necessità di vedere al buio alcune indicazioni: l'ora, le bussole, quadranti di indicatori vari, ecc.

    Il radio è un elemento molto radioattivo. Il tempo di decadimento è lentissimo: dopo 1600 anni la radioattività si dimezza.
    Questo elemento deriva dal decadimento dell'uranio ed è circa un milione di volte più radioattivo.

    Questa foto mostra la lettura di un mio contatore Geiger autocostruito (Nuova Elettronica, modificato. Lettura raggi gamma) in prossimità di una lancetta da sveglia costruita attorno agli anni 50 contenuta in una provetta di plastica.

    Contatore Geiger

    Oggi l'uso del radio è vietato e al suo posto viene adoperato il trizio.
    Questo elemento emette onde alfa con un intensità talmente debole da non oltrepassare la barriera della pelle ma ammetto che la curiosità di misurare la radioattività di ogni oggetto fosforescente, in me è sempre forte.

    Non ho mai più trovato nulla di così radioattivo in vita mia.

    Non basta essere lontani dal Giappone per non contaminarsi.
    E' sufficiente l'orologio del nonno.

  • La verità sulle lampade a basso consumo

    La Verità sulle Lampade a basso consumo

    Si sta descrivendo il passaggio delle lampade a filamento e/o neon (le recenti lampadine definite a "basso consumo") verso le lampade a LED come un momento di portata epocale.
    Effettivamente, non sono in molti a sapere come funziona un sistema di illuminazione a LED ma di sicuro ancora meno persone conoscono l'amara verità che affligge questi dispositivi.
    Chiarisco alcuni punti.

    Con un rendimento pari al 5 - 10%, le lampade a filamento hanno illuminato le nostre case per anni.
    Il 90-95% dell'energia consumata viene dispersa in calore.
    Sono comodissime stufe vagamente luminose, non c'è che dire.

    Con il tempo arrivarono i classici neon a plafoniera dalle forme più disparate, a tubo, circolari, con un discreto rendimento (30/40%) e tutte con difetti più o meno evidenti: effetto stroboscopico (lampeggiano 100 volte al secondo), con circuito di innesco ingombrante a scarso rendimento.
    Il "reattore", la grossa induttanza che all'accensione si comporta da elevatore di tensione per produrre uno spike atto ad innescare il gas, scalda in maniera eccessiva durante il normale funzionamento, abbassando il rendimento globale.

    Con il progredire tecnologico, i tubi luminosi vengono migliorati e vengono sostituiti dalle lampade dette a basso consumo.
    Si tratta sempre degli stessi tubi contenenti gas neon ma privi dei difetti di cui sopra: l'effetto stroboscopico è eliminato in quanto la luce ora è pilotata da un oscillatore che lavora attorno agli 80/100khz.
    Il reattore è sostituito da un circuito elettronico dal rendimento elevato che porta il dispositivo, di fatto, ad assorbire un'inezia e fornire una stupenda luce con bassa emissione di UV, ma solo quelle di ultima produzione.

    L'interno del vetro del neon è rivestito da una sostanza bianca che blocca le emissioni ultraviolette e per un fenomeno detto fluorescenza, cambia la lunghezza d'onda della luce portandola in zona visibile. Inoltre, le ultime ricerche in campo chimico hanno consentito di illuminare le nostre abitazioni con colorazioni dette "calde", sempre più simili o addirittura, superiori in qualità alle vecchie lampadine a filamento che, con l'andare del tempo ingialliscono (fenomeno non presente nei dispositivi alogeni che presentano però uno bassissimo rendimento).

    Nel frattempo, sono stati migliorati e potenziati alcuni componenti elettronici definiti diodi ad emissione luminosa: i LED.
    I LED hanno un rendimento elevatissimo; quando si parla di rendimento, si definisce l'energia che viene impiegata per ottenere un determinato risultato, in questo caso, la luce.
    Ovvio che se forniamo poca energia (misurata in Ampere) a parità di energia luminosa, abbiamo un alto rendimento.

    Dei LED si sta parlando molto anche per il fattore "vita media". Un LED è in grado di durare un tempo lunghissimo (30.000 ore; 100.000, i modelli più recenti) e tendono ad ingiallire in tempi estremamente lunghi.
    Anche le lampade a basso consumo (neon) sono caratterizzate da questa particolarità: consumano pochissimo e durano di più.
    Per le lampadine a LED queste caratteristiche tecniche sono nettamente migliori ma c'è un fatto di cui nessuno parla.
    E' vero che i tubi al neon e i LED hanno una vita molto lunga ma non si può dire altrettanto per lo stadio di alimentatore di cui necessitano e che fornisce l'adatta tensione di lavoro.
    Questo circuito alimentatore, incorporato nella lampada, ne fa parte al punto che se si danneggia risulta necessaria l'intera sostituzione dell'intera lampada.

    La tecnologia è molto maturata in fatto di circuiti alimentazione ma in queste lampadine sono utilizzati alimentatori a commutazione (alimentatori switching) di qualità bassissima.
    Paradossalmente, infatti, possiamo affermare che la tecnologia switching è talmente progredita che ora ci si può permettere di progettare e costruire circuiti "usa e getta" di scarsa qualità.
    L'esempio più eclatante sono i caricabatterie per telefonini.
    Ed ecco che le tanto decantate ore di vita media dei LED o delle basso consumo a neon risultano drasticamente ridotte dalla durata di questi ridicoli alimentatori, privi di zero crossing, filtri adeguati contro extra tensioni e sbalzi di temperatura repentini. E' sufficiente sapere che un alimentatore switching di qualità è capace di costare anche cinque volte l'intera lampada che ne alloggia uno.

    Nella foto è raffigurato un alimentatore switching di un faretto dicroico IKEA con un LED da 4 Watt.
    Potentissimo e penalizzato dalla tecnologia d'alimentazione utilizzata. Costo: 9€ (genniaio 2012).
    Un faretto Philips oppure Osram, stessa potenza, costa, quasi 40€.
    Anche in questo caso, nello zoccolo è presente un circuito di identiche dimensioni e la domanda è: questo alimentatore potrà mai essere di qualità superiore?
    Dubito.

    A fronte di tutto ciò, esiste un sistema per allungare a dismisura la vita media di questi dispositivi a basso consumo, che siano a LED o a neon.
    In futuro, scriverò come procedere ma dico subito che la soluzione non è alla portata di tutti.

    Questo testo lo potete pubblicare, condividere e farne quello che volete.

    Vi chiedo solo una cosa: citate la fonte con un link.
    Se copiate tutto il testo e lo pubblicate identico, Google vi penalizza per contenuti duplicati.

  • Oggi caccia al tesoro con tre Metal Detector. Test su strada.

    Oggi caccia al tesoro con tre Metal Detector. Test su strada

    Giornata dedicata al metal Detecting.
    In prova tre apparecchi:

    tre metal detector

    La mia esperienza in fatto di metal detecting si basa sul CS200. Lo conosco al punto da poterci lavorare per ore e continuare a trovare oggetti.
    Un po' basso di volume (non so se il nuovo modello è stato migliorato) e il connettore del cavo coassiale che collega la piastra alla centralina è un po' debole (un DIN pentapolare).
    Di recente modificato, ho sostituito quel connettore con uno a ghiera metallica e modificato il circuito in modo da ascoltare il segnale acustico anche in condizioni di rumore ambientale.

    Leggero, comodo da trasportare e reattivo.
    Manca di una funzione che nei Garrett trovo miracolosa: il pin point: premendo un pulsante, si centra l'oggetto interrato in modo precisissimo.

    La discriminazione lascia un po' a desiderare: segnala di tutto e tornando sull'oggetto, l'indicazione difficilmente sarà uguale alla precedente, ovvero, una volta segnala un tappo, tornando segnala una moneta.
    E' praticamente impossibile da usare su sabbia bagnata ma ha una perfetta reiezione ai terreni fortemente mineralizzati.
    Lo consiglierò per sempre come modello per impratichirsi.
    Il rapporto qualità prezzo è più che abbordabile. Non lamentiamoci.

    Passiamo al vecchio Garrett 300, non più in produzione.
    In questa foto, il mio compagno di ricerche in azione con quel modello.

    Valter Prati

    Valter possiede una conoscenza di questo metal detector impressionante e lo usa con grande soddisfazione da anni.
    Una volta impostato, egli parte e si ferma solo su oggetti di interesse, come il ritrovamento di questa moneta antica (epoca Vittorio Emanuele II) che ha rivisto luce proprio oggi in questa torrida giornata di Agosto.

    Valter scava

    Moneta antica

    Controlli analogici: con due manopole si fa tutto ed egregiamente. Ottima discriminazione.
    Come per il CS200, quindi, è necessario prenderci la mano e Valter dimostra di saperci fare: nella sua carriera di M.Detecting ha trovato davvero di tutto, tesori compresi.

    Passiamo al mio GTI 2500 di recente acquisto.
    Non avendo ancora pratica del funzionamento nella giungla di impostazioni disponibili, mi sono limitato a trovare ferracci come punte spaccate di aratro, chiodi e pezzi metallici non bene identificati.
    L'uso del GTI 2500 non è semplice e la giornata è stata dedicata allo studio dell'apparecchio.
    Dopo circa un'ora ho iniziato a comprendere alcune funzioni e a scartare relitti ferrosi. Di monete, purtroppo, neanche l'ombra. :)
    Il manuale non è molto d'aiuto. Lo trovo un po' mal fatto.

    Relitti ferrosi

    Di sicuro il divertimento c'è stato e il caldo pure: 42 gradi sotto il sole, in un campo arido e stepposo.
    In spiaggia è diverso. Se hai caldo, ti butti in acqua.

     

    Display GTI 2500

     

    PS: non rispondo all'articolo su Facebook. Commentate qui sotto.

     

  • Tom Tom Home2 tenta di formattare il disco?

    Tom Tom Home 2 tenta di formattare il disco?

    Tom Tom Home 2

     

    Pare una battuta da complottista per attirare gli utenti su questa pagina ma purtroppo non è uno scherzo da landing page di classe b.
    Ho scoperto perchè Windows 7 64bit mi propone continuamente di formattare la sedicente unità J.
    Faccio presente che il computer in questione è una DAW con due partizioni su un disco fisso dei cinque installati.
    Su uno dei sistemi operativi è installato Tom Tom Home2 che per chi non lo sapesse, è quel l'applicativo (tsr) per aggiornare il navigatore.

    Dopo una trentina di minuti che il computer è avviato sulla partizione dove è installato Tom Tom Home 2, una dietro l'altra, appaiono decine di finestre con una proposta di formattazione e in esplora risorse l'unità "i" sfarfalla mostrando per pochi decimi di secondo una nuova unità "J".
    Se premo "Annulla", la proposta ritorna imperterrita; premendo OKAY, avviene il tentativo di formattazione che dopo pochi secondi fallisce.

    Inizialmente pensavo fosse un problema legato unicamente a quel disco fisso ma l'altra partizione di Windows 7 non mostra il fenomeno (ricordate? Questa è una DAW con due sistemi operativi).
    I dischi, infatti, sono visti da entrambi i sistemi operativi: perchè solo in uno accade ciò?
    Inoltre, disinstallando il disco relativo all'unità "i", il sistema tenta di formattare un'altra partizione cambiando lettera.

    La soluzione è arrivata dopo qualche mese (!) di esperimenti e tentativi: chiudendo l'applicazione Tom Tom Home 2, il problema termina.
    Preciso che è sufficiente chiudere l'applicativo Home2 mentre il servizio TomTomHomeRunner.exe può girare tranquillamente in background.

    Ho scritto all'assistenza perchè credo non esista soluzione.
    Qualcosa mi dice che questo baco è apparso dall'ultimo aggiornamento di Home2 che corrisponde alla v2.9.2.2837.

    Se anche a voi succede tutto questo, notificatemelo.

     

    Aggiornamento del 4.12.2012: oggi l'ennesimo test per confermare la mia tesi. Tom Tom Home mi tenta di formattare (l'inesistente) unità "J". E' ufficiale.

    Tom Tom Home formatta il disco

     

  • Tom Tom: Segnalazione Autovelox

    Tom Tom e la segnalazione Autovelox

    Quest'anno la Tom Tom ha installato una particolare modifica nel firmware dei navigatori che consente di segnalare le postazioni autovelox non ufficiali o non presenti nelle mappe.
    Servizio interessante, non c'è che dire: quando si incontra un autovelox, si sfiora il pulsante sullo schermo e vengono aggiunte le coordinate nel tuo dispositivo portatile.
    Se poi si torna nei pressi di quel punto, il navigatore avverte con un segnale acustico la presenza di quell'autovelox.
    Tutto fila liscio fino a quando si collega il navigatore al computer per aggiornamenti vari: durante la connessione le coordinate di quel punto vengono inviate alla Tom Tom e vengono perse le proprie segnalazioni, vale a dire che se torni in quel punto, il dispositivo non ti avverte più.

    Tom Tom: Segnalazione Autovelox

    In pratica, per essere avvertito di una mia segnalazione devo acquistare l'abbonamento autovelox per un anno. Ma come?!

    Se non volessi questo abbonamento a che scopo segnalare le postazioni? E se le segnalo, perchè le perdo?
    Capisco il senso di vendetta che si prova nei confronti di quelle fatidiche postazioni stradali e comprendo quindi la leva persuasiva che la Tom Tom pone nei miei confronti incitandomi a segnalare gli autovelox ma se poi non posso usufruire del servizio che io dono gratuitamente all'azienda, allora no, non ci siamo.

    Ho scritto all'assistenza perchè mi sfugge qualcosa.
    Qualcuno ne sa di più?

    Vi tengo informati.

  • Tom Tom: spiegazioni

    Tom Tom: spiegazioni

    Ieri un amico legge il post relativo agli aggiornamenti degli autovelox e commenta la notizia su Facebook.
    Dopo 20 minuti mi suona il cellulare e riconosco la voce di Paolo, sempre sorridente, che mi saluta: "Andrea Giudice?"
    "Si, dimmi Paolo", rispondo io.
    "Non sono Paolo, è la Tom Tom"
    "Certo! Dai Paolo smettila. E pensare che sto ancora a segnalare inutilmente gli autovelox", rispondo.

    Quasi ridendo, Paolo dice di chiamarsi in realtà Adriano e che lavora alla Tom Tom.
    "Questa è l'assistenza Tom Tom e non sono Paolo, signor Andrea!".

    Li per li rimango sbalordito per due cose: prima di tutto la voce incredibilmente simile a quella di Paolo Zangani, amico e direttore di RadioCity.
    Secondo, la tremenda coincidenza: meno di venti minuti prima Paolo aveva commentato su Facebook.
    Di fatto, era veramente la Tom Tom dall'Olanda, con una voce a dir poco identica a quella di Paolo (sono radioamatore e posso vantarmi di avere un certo orecchio per le voci).
    Ultimati i convenevoli e le risate che Adriano si fece dopo aver ascoltato la spiegazione dell'accaduto, ecco la soluzione al problema iniziale.

    Quando si connette il navigatore al computer, prima di aggiornarlo bisogna fare il solo backup delle impostazioni relative agli autovelox.
    Si procede con i vari aggiornamenti e in seguito si ripristina il backup.

    La soluzione mi pare un po' macchinosa al punto che farei togliere volentieri quel pulsante virtuale dal monitor del mio navigatore.

    Una cosa è certa: difficilmente segnalerò un'altra postazione velox in futuro.
    Tanto a che serve? Non potendo usufruire delle segnalazioni degli altri utenti, trovo davvero inutile questa nuova funzione.

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