La formula è così semplice che forse riesci a non sbagliare:

Quota di
ricerca %
=
Numero di ricerche per
il tuo brand nella categoria
Ricerche per tutti i brand
nella stessa categoria
x 100

Facciamo un esempio pratico, non temere. Mettiamo che il tuo brand riceva 25.000 ricerche in un mese (un successone!) e i tuoi concorrenti, tutti insieme, ne facciano 75.000. La tua quota di ricerca sarà un mirabolante 25%.

Già ti senti un colosso, vero?

Perché è così importante? Perché la ricerca organica è uno dei segnali di interesse più sinceri che un utente possa dare. Le persone possono ignorare i tuoi annunci, scorrere oltre i tuoi post e cancellare le tue email, ma nel momento in cui cercano attivamente il tuo brand su Google, il loro intento è inequivocabile.

In questa guida vedremo nel dettaglio la quota di ricerca: cos’è, come si differenzia da metriche simili (quota di voce e quota di mercato), quali sono i modi più efficaci per misurarla con strumenti come SEO PowerSuite e i dati di Google e, soprattutto, quali strategie concrete adottare per aumentarla.

Iniziamo.

Perché la quota di ricerca è una metrica fondamentale

La maggior parte delle metriche aziendali guarda al passato. La spesa pubblicitaria ti dice quanti soldi hai investito, non se qualcuno ti ha notato. I report sulle vendite? Quando arrivano sulla tua scrivania, il mercato si è già trasformato.

La quota di ricerca, al contrario, offre una prospettiva proiettata al futuro. Si basa su comportamenti reali e attuali, è quasi impossibile da manipolare e si aggiorna in tempo reale. Se le persone cercano il tuo brand più dei tuoi concorrenti, significa che stai vincendo la battaglia per l’attenzione adesso.

Due grandi cambiamenti la rendono ancora più rilevante oggi:

  1. La frammentazione della ricerca. Con le panoramiche AI di Google e nuovi strumenti come Perplexity, i clic diretti ai siti web sono in calo. In questo scenario, le ricerche “branded” (quelle fatte usando il nome del brand) emergono dal rumore di fondo: se un utente ti cerca per nome, hai già vinto la sua attenzione.
  2. L’ascesa degli assistenti AI. I modelli linguistici si basano su segnali di popolarità come menzioni e volume di ricerca per decidere quali brand suggerire. Avere una quota di ricerca elevata non solo ti avvantaggia su Google, ma aumenta drasticamente le tue probabilità di essere la risposta suggerita dagli strumenti di IA.

Per chi si occupa di SEO, la lezione è chiara: la quota di ricerca non è più solo una metrica di visibilità. Sta diventando la “valuta” che determina quali brand verranno promossi dalle intelligenze artificiali.

Prima di vedere come misurarla e aumentarla, facciamo chiarezza su due concetti con cui viene spesso confusa: la quota di voce e la quota di mercato.

Quota di ricerca vs. Quota di voce vs. Quota di mercato

Dato che i nomi si somigliano, è facile fare confusione. Ecco come distinguerle:

  • Share of Voice (SOV) – Quota di voce: Misura la tua visibilità rispetto a quella dei concorrenti. In passato indicava quasi esclusivamente la quota di spesa pubblicitaria (paid media). Oggi il concetto si è allargato e include le PR, la presenza sui social e il passaparola.
  • Share of Search (SoS) – Quota di ricerca: Misura quante persone si prendono il disturbo di cercare il tuo brand invece degli altri nella tua categoria. A differenza dei soldi che butti in pubblicità, questo dovrebbe riflettere un interesse “reale”.
  • Share of Market (SOM) – Quota di mercato: Qui si fa sul serio: è la fetta di torta che ti porti a casa in termini di vendite. Sai, i soldi. Il risultato finale che paga le bollette.

In pratica, è un imbuto (sorpresa!): la voce crea un vago ricordo di te → la ricerca dimostra che qualcuno si è incuriosito → il mercato conferma se hanno effettivamente comprato.

Ora che abbiamo superato questo scoglio accademico, passiamo alle cose pratiche.

Come misurare la tua (presunta) quota di ricerca

Per calcolare la tua quota di ricerca puoi usare alcuni strumenti quasi magici. Un consiglio non richiesto: confrontati solo con concorrenti che hanno una vaga idea di chi tu sia. Scegli battaglie che puoi (forse) vincere.

Google Trends

Il sempreverde Google Trends, lo strumento gratuito con cui puoi farti del male confrontando la tua popolarità con quella di brand veri. La procedura è quasi a prova di errore:

  1. Primo passo (il più difficile): apri Google Trends.
  2. Inserisci il nome del tuo brand e premi Invio. Coraggio.
  3. Usa il menù a tendina per selezionare il Paese di tuo interesse. Cerca di essere realistico.
  4. E ora, il gran finale: fai clic su Esplora e preparati a scoprire la verità.
  5. Aggiungi i concorrenti uno alla volta utilizzando l’ opzione + Confronta.

Ricerca del brand su Google Trends.

Ora imposta i filtri per:

  • Intervallo di tempo (ad esempio, ultimi 12 mesi)
  • Tipo di ricerca (ricerca sul Web, ricerca di immagini, ricerca di notizie, ecc.)

Confronto di ricerca del brand su Google Trends.

Con un’incredibile prodezza tecnologica, il grafico si aggiornerà da solo, mostrandoti l’andamento della tua fama. Puoi persino passarci sopra il mouse per vedere i numeri esatti di quel periodo e sentirti un vero analista di dati.

Come leggere questi numeri complicatissimi:

  • 100 = significa che per un glorioso momento sei stato al top della popolarità (in quel grafico).
  • 0 = significa che a Google non importava abbastanza di te da registrarti.

Ricorda, sono numeri relativi, non assoluti. Servono a darti l’illusione di capire l’andamento del tuo brand e a notare se quella campagna da migliaia di euro ha generato almeno un piccolo picco di curiosità.

Se proprio vuoi fare i conti della serva: se tu hai 5 milioni di ricerche al mese e i tuoi concorrenti messi insieme ne hanno… beh, molti di meno, la tua quota di ricerca sarà un invidiabile 48%. Semplice, no?

Come aumentare la tua quota di ricerca

L’idea è sconvolgente: per farti cercare di più, devi dare alla gente un motivo per ricordarsi che esisti. Devi apparire dove loro si trovano già e non rendere l’esperienza un incubo. Ecco qualche dritta geniale.

1. Infiltrati nelle conversazioni altrui

I tuoi concorrenti sono già citati in articoli, recensioni e classifiche? Certo che sì. E se tu non ci sei, sei praticamente invisibile proprio quando la gente sta per decidere chi pagare.

La soluzione è un po’ di sano spionaggio: scopri dove parlano di loro (blog, forum, testate di settore) usando strumenti furbetti come Awario (o le tue manine, se hai tempo da perdere). Una volta trovati gli articoli giusti, contatta chi li ha scritti e suggerisci, con la massima modestia, di inserire anche il tuo brand come valida alternativa. L’obiettivo è semplice: se loro sono alla festa, devi imbucarti anche tu.

2. Lancia campagne che non siano noiose

Uno dei modi più veloci per farti cercare è dare alla gente un motivo valido per farlo, oltre alla disperazione. Campagne memorabili, PR intelligenti o collaborazioni assurde funzionano alla grande.

Pensa alla campagna virale di Duolingo “La morte del gufo” del 2025. Era bizzarra, tutti ne parlavano, e di conseguenza le ricerche per “Duolingo” sono esplose. Morale della favola: a volte, un po’ di drama aiuta il business.

 

 

La lezione da portare a casa è di una semplicità disarmante: crea qualcosa di memorabile. Qualunque cosa che faccia ridere, discutere o persino arrabbiare la gente ti ripagherà in ricerche su Google. L’importante è che non ti ignorino.

3. Domina il tuo quartiere (SEO Locale)

Se il tuo impero si limita a una città o a una regione, la SEO locale è la tua arma non tanto segreta per farti notare. Il ciclo della vita del cliente è quasi commovente nella sua prevedibilità: prima cercano “miglior pizza a [nome della tua città]”, poi ti trovano su Google Maps, e se la pizza non era terribile, la volta dopo cercheranno direttamente il tuo nome. Un piccolo passo per loro, un grande balzo per la tua quota di ricerca locale.

 

Local Business

 

Quella seconda ricerca è la chiave. Significa che sei passato dall’essere solo una delle tante opzioni all’essere l’opzione che ricordano. Aggiornare il tuo profilo aziendale su Google , mantenere i tuoi dati coerenti in tutte le directory e incoraggiare le recensioni sono piccoli passi che portano a grandi aumenti nella domanda di brand.

4. Crea contenuti che portino a ricerche di marca

Non tutte le ricerche di brand iniziano con la notorietà del marchio. Spesso, le persone iniziano con query generiche come “miglior software SEO per piccole imprese” o “strumento di gestione progetti per freelance”. Se i tuoi contenuti presentano una risposta utile e affidabile, hai piantato il seme.

5. Fa’ in modo che trovarti serva a qualcosa

Dopo tutta la fatica per farti cercare, l’ultimo miglio è il più importante. Se un potenziale cliente ti cerca per nome, è un piccolo miracolo. Ricambia il favore con una pagina dei risultati che non sembri un vicolo cieco.

L’utente medio non ha la pazienza di un archeologo: se cerca “prezzi [il tuo brand]”, non vuole scavare nel tuo sito partendo dalla homepage. Se digita “recensioni [il tuo brand]”, vuole la prova che qualcun altro si è fidato di te ed è sopravvissuto.

Dai un’occhiata a Search Console  per capire quali pagine Google sta mostrando per le tue ricerche “branded”.
Potresti scoprire che, per la query “assistenza clienti”, Google sta linkando la biografia del tuo CEO. E non sarebbe divertente.

In sintesi, controlla se quello che Google mostra ha un senso logico. Far combaciare ciò che la gente cerca con ciò che effettivamente trova è il trucco magico per trasformare la curiosità verso il tuo brand in soldi. Chi l’avrebbe mai detto?

6. Compra un po’ di attenzione sponsorizzando eventi

Gli eventi – conferenze, fiere di paese, webinar noiosissimi – sono un ottimo modo per far sembrare il tuo brand più importante di quello che è. Sponsorizzare o parlare all’evento giusto non vuol dire solo appiccicare il tuo logo su uno striscione (anche se è divertente), ma ficcare il tuo nome in testa a un pubblico che, si spera, sia troppo stanco per andarsene.

Pensaci: dopo aver sentito il tuo nome per l’ottava volta durante un panel, cosa vuoi che faccia un partecipante? O si addormenta o ti cerca su Google per capire chi diavolo sei. Il brusio generato da un evento si trasforma quasi sempre in un piccolo, misurabile picco di ricerche.

7. Paga qualcuno di famoso per parlare bene di te (aka Influencer Marketing)

Gli influencer sono la scorciatoia moderna alla popolarità. Perché? Perché i loro consigli sembrano “autentici” e per niente forzati (cof cof). Quando una persona di cui i tuoi follower si fidano ciecamente menziona “casualmente” il tuo brand in un video, la curiosità schizza alle stelle.

Ed ecco che persone che fino a un minuto prima vivevano benissimo senza di te, si precipitano su Google a cercare il tuo nome.
E non stiamo parlando di spiccioli. L’impatto può essere a dir poco titanico.

Certo, non tutti possono assoldare Beyoncé, ma prendiamola come esempio estremo. Quando ha stretto un accordo con Adidas, le ricerche per il brand sono aumentate di cinque volte in un mese, secondo Lyst.

Brands with the biggest increase in search traffic last month

Increase in online search volume, 30 days to 7 May 2019

Adidas
405%
Skechers

220%

Amiri

105%

Anine Bing

50%

Celine

32%

Loewe

26%

Saucony

23%

DATA: LYST     VOGUE BUSINESS

Morale della favola: se non puoi avere Beyoncé, trova almeno qualcuno che i tuoi clienti ascoltino più di te.

Questo per dire che basta una singola menzione da parte della persona giusta per scatenare il caos (in senso buono). E tranquillo, non serve sempre una superstar: anche un influencer di medie dimensioni, ma con un pubblico di fedelissimi, può far schizzare alle stelle le ricerche del tuo brand da un giorno all’altro, facendoti credere per un attimo di essere diventato famoso.

Considerazioni finali (ovvero: non prendertela troppo sul serio)

Bene, ora che ti sei esaltato, un po’ di sano realismo. La quota di ricerca è un bel numerino, ma non è il Vangelo. I dati possono essere un disastro: il nome del tuo brand potrebbe essere anche una parola comune (auguri!), le ricerche potrebbero essere solo di clienti arrabbiati che cercano l’assistenza, o un evento virale a caso potrebbe aver sballato tutto. I piccoli brand faticano a generare dati significativi, quelli grandi annegano nella confusione di prodotti e paesi diversi. Ah, e gli strumenti che usi per misurare tutto questo? Non sono perfetti. Quindi, prima di tatuarti la tua quota di ricerca sul braccio, magari confronta i dati con qualcos’altro.

Eppure, con tutti i suoi difetti, la quota di ricerca resta uno dei pochi metodi decenti per spiare nella testa dei consumatori su larga scala. Se la usi insieme ad altre metriche (come il traffico sul sito, le menzioni sui social e, non dimentichiamolo, le vendite vere), può darti un’idea non solo di dove sei ora, ma anche di dove stai andando a finire.

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Chi è Andrea Giudice

Sono Andrea Giudice, consulente SEO, specializzato nell’ottimizzazione dei siti web per migliorarne la visibilità sui motori di ricerca come Google.

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Andrea Giudice, consulente SEO.