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Copyright contro Creative Commons

A fine aprile 2012 decidevo di mettere online un sito dedicato ai (miei) disegni di un personaggio di (mia) fantasia: il Pulpi e la prima cosa da pianificare fu la protezione dell'opera artistica da eventuali plagi.
A chi rivolgersi?
La SIAE sarebbe stata l'ultima della lista per i suoi dubbi costi ingiustificati.
Dopo qualche ricerca in rete trovo una possibile soluzione: Copyright.it

CopyRight
Navigando il sito per cercare la pagina dei contatti, mi accorgo di strane interpretazioni html presenti in alcune pagine che mi lasciano qualche perplessità sulla nazionalità del webmaster ma procedo comunque con i contatti.

In giornata mi arriva una telefonata da un numero sconosciuto: "Buon giorno, lei è il signor Giudice Andrea? La nostra azienda si occupa di protezione delle opere secondo l'accordo di Berna, ecc"
La discussione procede verso la mia necessità: la protezione di un opera che apparirà su un sito web.
Nonostante l'approccio iniziale discretamente persuasivo (telefonata personalizzata e assistenza diretta con un operatore), storco il naso quando mi viene offerta la prima proposta disegnata attorno alla nota strategia di scarsità: "Se è interessato, sino alla fine del mese sarà valida un'offerta in base alla quale potrà proteggere l'intero sito web comprendente il personaggio delle sue strisce".

Essendo webmaster fra me e me mi pongo subito una domanda: che significa proteggere un sito web?
Posso capire il mio personaggio ma che c'entra il sito?
Proteggerei gli script? La grafica?
Inoltre, quel termine di fine offerta imminente mi infastidì non poco.
Rendere un oggetto scarsamente fruibile lo si rende più appetibile per la strategia di scarsità: "Ultime offerte, affrettatevi", vi dice nulla?

Gentilmente chiedo all'operatore un approfondimento tecnico riguardo questo tipo di offerta e la risposta fu "Le invio una email con descrizioni dettagliate".
Questa è l'email ricevuta.

*
Buongiorno Gentile Andrea,
Le premetto che mi ha fatto piacere parlare con Lei quest'oggi.
Come promesso Le riporto le coordinate per creazione del Suo account e l'acquisto del pacchetto in offerta di:
Deposito Copyright sito web di 10pagine + 1 Deposito Copyright gratis pari a 149 Euro Iva inclusa valida per 30 anni riconosciuta in 164 Paesi secondo la Convenzione di Berna.
[...]
*

L'email conteneva in allegato un documento in PDF relativo all'accordo di Berna, liberamente rintracciabile ovunque in rete ma della descrizione relativa alla protezione di un sito web, nulla.
Quello che però più mi lasciò perplesso fu l'indirizzo del mittente: il dominio di partenza della loro email era un account di Gmail; già mi immagino qualcuno tra voi aggrottare la fronte.
Risposi chiedendo spiegazioni:

*
Ha fatto piacere anche a me parlare con lei ma nel PDF che mi ha mandato c'è ben poco, o nulla.
Dal file si deduce però un link: http://www.wipo.int/treaties/en/ShowResults.jsp?lang=en&treaty_id=15
Da esso si giunge alla sezione copyright italiana: http://www.wipo.int/treaties/en/Remarks.jsp?cnty_id=973C

Le dirò: sono un po' perplesso. Il sito http://copyright.it non appare su http://www.wipo.int
Che c'entra quindi quel PDF?
Inoltre, perchè mi sta scrivendo da un account @gmail.com ?
Credo che non dovrebbero esserci problemi ad aprire una casella di posta sul dominio www.copyright.it che risulta essere registrato a questi dati
Se mi manda il documento che le ho richiesto contenente i dati tecnici di come un sito viene sottoposto al processo di copyright, posso considerare l'offerta ma a queste condizioni è difficile effettuare una transazione di denaro online.
Sono convinto che convenga con me.
[...]
*

La mattina del giorno seguente ricevetti un'altra telefonata:
"Buon giorno, copyright. Come sta?" (altra strategia di persuasione: interessarsi alla persona del cliente e chiacchierare sulla sua salute e mai della propria perchè non interessa a nessuno)
Ridendo, risposi: "Bene, lei? A me interessavano quei documenti. me li fareste avere?"
Risposta: "Non c'è problema signor Giudice, le facciamo avere tutto".

Dopo due giorni di silenzio, decido di scrivere questa email.

*
[...]
Credo che nel nostro breve rapporto siano sorte alcune incomprensioni.
Premetto che alcune tecniche dette "leve persuasive" non hanno molto effetto su di me conoscendone i principi.
Un esempio eclatante, è l'offerta a scadenza della protezione sul sito (leva persuasiva detta principio di scarsità).
"Il come sta" e il "mi fa piacere di averle parlato" crollano un po' dopo la totale assenza di trasparenza da parte vostra.

Le ho chiesto infatti dati tecnici su questa offerta ma mi è stato inviato materiale fuorviante reperibile normalmente ovunque in rete.
Le chiamate arrivano da numeri nascosti, evidentemente, effettuate via Internet non dall'Italia (USA?).

Dalla Chat risponde un utente americano.
Il sito copyright.it ha un rank di 2 nonostante gli evidenti link che puntano ad esso.
Sul sito si nota una discreta superficialità comune ai siti di SPAM non italiani.

Quando si compila il form per l'invio delle email viene richiesto un codice captcha in realtà inesistente.
Le email arrivano da un account di GMail.

Oggi poi il culmine: alla mia legittima richiesta su una conoscenza più approfondita a livello tecnico dell'offerta proposta è caduta "misteriosamente" la linea.
Non mi pare di aver chiesto nulla di strano, finora.

Posso dire che la percezione del servizio di Copyright è di vaga superficialità.
Si ha l'impressione di comunicare con qualcuno che espleta le veci di un altro ente, per cui la domanda viene spontanea: perchè non contattare l'ente direttamente?
Il nostro rapporto termina amichevolmente qui.
Se ho dato l'impressione del pretenzioso è semplicemente perchè finora non ho ottenuto alcuna risposta alle semplicissime domande che ho posto prima di aderire ad un servizio per me molto importante.
[...]
*

Ad oggi non più ricevuto notizie da parte loro.

Non ho idea di come "funzioni" Copyright.
Il modo di presentarsi traballa di fronte a chi sul web ci sa fare.

Chi abbocca?

Chi abbocca a questi servizi online?
Credo gli inesperti della rete ma poi, scusate, ma il termine "esperti" in questo caso è davvero fuori luogo.
Non mi è parso di essere un hacker dando un'occhiata veloce al mittente di una casella di posta o insospettendosi di fronte ad elementari manovre persuasive da supermercato.

E' proprio per questi motivi che a volte quando sento o leggo di persone a cui hanno "clonato la Postepay" (?) mi viene il sospetto che costoro tralascino le più semplici misure precauzionali, come chiudere la sessione dopo aver effettuato una transazione con la banca (no, non basta chiudere il browser), o loggarsi da computer di cui non si conoscono le misure di sicurezza installate (Antivirus? Quale? Configurazione?).

In alcuni alberghi, ad esempio, sono disponibili alla clientela computer liberamente accessibili e connessi alla rete.
Mi è capitato di recente di osservarne uno in un albergo in riviera romagnola.
Alla tastiera, un tizio connesso a Facebook.
Non fu tanto il sito ad attirare la mia attenzione quanto l'antivirus installato: Avast.
Nulla da obiettare: è un ottimo software che fa il suo dovere (avrei preferito un Kaspersky) ma in access point pubblici non dovrebbe esistere l'obbligo di un log delle connessioni e dell'attività dell'utenza?
Chi mi dice quindi che in questo log non vengano riversate anche le credenziali di accesso ai siti come nome utente e password?

Si chiamano KeyLogger i programmi che scrivono su file tutto ciò che viene digitato da tastiera e tutti gli antivirus, normalmente, segnalano un eventuale presenza ma in caso di bisogno è possibile installarli e impostare l'antivirus in modo da ignorarli.
Vi pare paranoia sulla sicurezza questo modo di vivere la rete?
E' così da "hacker" evitare di spargere password ovunque, magari anche quella di Facebook?
Mai sentita la frase "sono entrati nel mio account di Facebook. Chissà come avranno fatto.

Torniamo al tema principale: rimane in sospesa la questione della protezione dei Disegni del Personaggio Pulpi.
Mai sentito parlare della licenza Creative Commons?
Vi spiego in due righe come funziona.
L'opera è tua. Bene, sei tu che ne decidi come gli altri la devono usare.
Sul sito Creative Commons è possibile scegliere la licenza ottimale per le proprie necessità, consultando la versione semplificata e in seguito, approfondendo (con dizionario alla mano) la versione estesa.

Sul sito dove vuoi applicare la tua licenza, apporrai la seguente stringa "Protetto da Creative Commons, [modello], un po' come ho fatto io nella pagina licenza dei Pulpi.
Semplice, no?

Dichiarare la data di creazione e deposito dell'opera.

Già, perchè se qualcuno copia i miei Pulpi e applica la stessa licenza, come dimostro che c'ero prima io?
Ecco che subentra la marca temporale, un servizio che con pochi Euro dimostra la paternità di un opera da una certa data in poi.

Con i Pulpi mi sono affidato a CostoZero.
Previa un'offerta da pochi Euro, è necessario mandare una email contenete in allegato l'opera compressa e crittografata.
E' importante adottare una crittografia pesante.
Esistono ottimi software in rete che svolgono tale funzione tramite algoritmi quasi inviolabili. Sono d'obbligo password da almeno da 20 caratteri e non la solita che usate per tutto.
CostoZero archivierà l'allegato e vi invierà un file denominato "marca temporale" in grado di comprovare l'autenticità e la paternità dell'opera.
Aggiungo che esistono altri servizi dediti alla creazione di marche temporali, ad esempio, Aruba.

Cosa impariamo da questa avventura?

Che gli enti di una generazione fa, preposti alla tutela di opere artistiche non sono ancora pronti ad Internet.
Paiono addirittura disadattati e spaesati in un nuovo ambiente.
La Creative Commons è nata su Internet per mano di qualcuno del mestiere (fonte).

Chi vogliamo combattere con i vecchi sistemi, la pirateria?
Non ce la faremo MAI; ecco perchè bisogna andare incontro alla diffusione e non arrestare il processo.
Nel caso non ve ne foste accorti, oggi nessuno vende più con la musica. Si guadagna solo con i concerti.
Se la mia musica è diffusa ed io sono famoso, verranno in tanti a vedermi suonare dal vivo ma questo è un altro e lungo discorso.


Che ne è stato di Copyright?
Non ho idea. Spariti.

Copyright, no grazie

 

Commenti   

0 # Gigi 2012-08-31 22:44
Negli internet point c'era (c'e ancora?) l'obbligo dei log. Di solito questi vengono fatti da un altro server (per esempio da un proxy) e non con un keylogger. Che poi ci sia installato pure quello e' un altro discorso ;-)
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0 # andrea 2012-09-01 06:03
Ecco, tu sei più informato di me. :P
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