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Come si lascia a casa un professionista

Come mandare a casa un professionista gli ultimi 10 minuti prima di uscire

Il primo colloquio si era svolto in tono amichevole; d'altronde, il piccolo capo, socio del Grande Capo, lo conoscevo da anni.
L'idea di creare una sezione marketing in azienda, però, era di un subalterno - che chiamerò Roberto (nome inventato) - incaricato di gestire diverse situazioni aziendali.

La proposta era semplice: "Tu stai qui e curi i tuoi clienti. Se c'è bisogno del tuo servizio, noi possiamo offrirlo e ti passiamo lavoro. Chiediamo solo che tu venga qui almeno 2 o 3 volte alla settimana. Sei a costo zero".

Inizialmente, le cose andarono benone, a parte lo stare con un gruppo di persone con una decina di anni in meno che ti ridacchiavano dietro (lo facevo anche io da giovane, nulla da dire), però col tempo, accadde che le richieste lavorative si fecero sempre più frequenti, al punto che misi in attesa alcuni miei progetti, perdendo oltretutto diversi clienti non potendoli più assistere.

Roberto prometteva di attivare un contratto con frasi del tipo: "dobbiamo svegliarci, dobbiamo muoverci, ho visto il capo e ha detto che...", ecc.
Tutte fesserie, ovviamente perchè il grande capo mancoo sapeva che io fossi li.

Nel frattempo, mi notò un'agenzia di Genova che mi chiamò per un colloquio.

Accettai l'incarico firmando un contratto di sei mesi; in fondo, l'altra azienda, nonostante le promesse di un contratto imminente e mai stipulato, mi aveva solo chiesto di stare li ad occupare una sedia, ed io mi attenni sempre ai patti, anche se verbali.
Grande errore!

Le fesserie di Roberto

In realtà, non avrei mai immaginato che Roberto mi stava sfruttando, raccontando cose incredibili per gli uffici, al piccolo capo e al Grande Capo.
Una delle più straordinarie storielle, ad esempio, fu raccontata in un ufficio del gruppo:
"La SEO sul vostro sito non si può fare per via dei tag H1 che poi diventano H2, H3, ecc" (?).
(ndr: frase ascoltata personalmente da una registrazione vocale che qualcuno presente in quell'ufficio, incredulo, mi passò)

Chissà perchè Roberto non volle mai proporre la SEO a quel sito. Non lo capimmo mai ma una cosa fu sicura: non fece una gran figura ai miei occhi, ne a quelli dei presenti in quell'ufficio.

Non solo SEO

Ma come ogni buon SEO sa, il lavoro non è solo posizionare e analizzare siti ma fornire decine di consulenze ogni giorno a persone che non immaginano minimamente cosa significa ottimizzare per la rete, per cui il mio incarico stava in effetti diventando a tempo pieno e contemporaneo all'agenzia di Genova che mi passava lavori a più non posso.

Riunioni, consulenze, incarichi imprevisti come sistemare siti web pur sapendo che il sottoscritto non conosceva una riga di codice, erano richieste continue e spesso confusionarie.
Ma si sapeva: Roberto aveva promesso a qualcuno che in azienda stava per nascere l'Idea del Secolo: un gruppo di esperti del web, di cui lui la mente e noi il braccio. Fantastico.

Organizzazione e fallimento

I presupposti per il fallimento c'erano, il malcontento aleggiava tra i colleghi ed io faticavo a non esprimerlo perché le evidenze erano plateali.
Un classico, ad esempio, era chiedere qualcosa ad un mio collega per farglielo modificare secondo i suoi gusti oppure, pretendere cose ridicole da un altro, ignorando questioni neuro marketing importantissime che lui semplicemente non ne conosceva l'esistenza.

Roberto, negazionista di natura, si opponeva a qualsiasi ideaqualsiasi nostra proposta.

Spesso ci chiedevamo: ma se non gli va bene ciò che facciamo, perché non se lo fa da solo? Che ci stiamo a fare noi, qui?

Se ho un'idea e mi affido ad un professionista per realizzarla, non mi devo neanche porre il dubbio se la fa bene o male. Egli agirà sempre in base alla propria esperienza, i propri studi e non ai gusti personali, proprio perché è un professionista.
Troppo facile farsi venire in mente cose e farle realizzare da altri, magari più in gamba di te ma che si attengano rigorosamente alle tue direttive.

Non funziona così il mondo del lavoro, per fortuna.

La morte del lavoro? La mancanza di entusiasmo

L'entusiasmo di lavorare ad un progetto stava per essere sostituito dalla voglia di staccare e andare a casa alle 18 e non pensarci più.
Roberto stava portando alla tomba tutto il gruppo.

Ho sempre considerato questa sensazione come l'inizio del fallimento cerebrale di un professionista, la tomba della creatività e amici e vicini, questo te lo posso dire con certezza perché io stesso sono un creativo, senza ombra di smentita.

Tutorial: come lasciare a casa un professionista in una mossa

E così, dopo 10 mesi, la sera stessa prima di andare in vacanza, Roberto mi disse che doveva parlarmi.
Quel venerdì avevo intenzione di uscire mezz'ora prima; quando entrai nel suo ufficio, notai immediatamente uno sguardo basso e remissivo.
Non mi guardava negli occhi e con un tono imbarazzato, mi disse: Andrea, per ora stai a casa. Non mi va di farti venire qui in questo periodo di vacanze.

Erano le 18.15.
Fino alle 17.30 avevo programmato la settimana successiva presso la loro azienda e Roberto mi stava annunciando che il Grande Capo gli aveva appena annunciato cvhe non aveva più bisogno di me in azienda.
Aveva anche preparato il terreno con il piccolo capo, raccontandogli che il Grande Capo voleva chiudere con me.

Rimasi talmente sbalordito che farfugliai qualcosa tipo: "okay, va bene".
Mi alzai, andai a salutare tutti, feci su la mia roba e uscii dall'ufficio.

Ricordo che il piccolo capo mi disse: "Errore nostro nel non averti fatto un contratto".
Se non mi hai fatto un contratto, almeno tutelami, no? Pensai salutandolo con un sorriso.

In serata, chiamai Roberto.
"Ma da quanto tempo sapevi della cosa, per curiosità?"

Visibilmente in difficoltà, farfugliò una serie di frottole che si rilevarono tali dopo circa tre mesi, quando vidi qualcuno di persona e mi confermò che il Grande Capo non sapeva neppure della mia presenza in azienda.

Morale

Scrivi sempre tutto, anche con amici o presunti tali. Tutelati con un contratto. Sempre!
Mi attenni sempre ai patti e mi beccai dello "stronzo" quando accettai il contratto dell'agenzia di Genova. Persi anche alcuni clienti per dare la massima disponibilità a quell'azienda.

Roberto non lo vidi più.
Qualcuno mi confermò la sua perseveranza in quella metodologia: recarsi in uffici e raccontare cose differenti rispetto a quelle dette in altri reparti, senza immaginare, o sperando, che poi costoro poi non comunicassero le impressioni tra loro.

Roberto, se vuoi fare il manager, smettila di improvvisarti psicologo.
Non lo sei.

Durante le riunioni avevi la presuzione di umiliare i partecipanti; ricordo che un giorno, uno del nostro gruppo che avevi creato riceveva messaggi da un altro capo presente in sala. Il messaggio recitava "Non arrabbiarti, ignoralo. Non farci caso, non senti com'è insicuro?" (parole testuali).

Mi sono affidato ad un pasticcione e non lo perdonerò mai perché non ne sono capace.

Porto rancore verso chi mi fa del male, a dispetto di chi dice di essere migliore in tal senso; se mi spiegate come si fa a perdonare, vi prego fatemi un corso. Sono disposto a pagare.
Mi piace pensare che Roberto fosse solo talmente dispiaciuto che non ha avuto i coglioni per annunciarmi che mi avrebbe lasciato a casa.

E proprio perché non hai avuto i coglioni che non ti perdonerò mai, Roberto.

 

 

 

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Andrea Giudice Esperto seo e consulente google ads itlaiaAndrea Giudice, esperto SEO e consulente Google ADS

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