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Dare l'addio ad un amico

La seconda volta che decisi di dare l'addio ad un amico, accadde per motivi di denaro.
Non avrei mai creduto di poterlo fare perchè stupidamente, mi reputavo un gradino superiore.
Sbagliavo.

Spesso, ricevo incarichi di lavoro informatico: rimozione virus da computer infetti, velocizzare sistemi operativi che girano su hardware obsoleto, recupero dati da hard disk, ecc.
Le solite cose che normalmente un appassionato svolge quasi giornalmente.
Ho sempre chiesto 50€ per queste mansioni, anche se richiedevano più del tempo previsto.
(Sono caro? Si e difatti, a volte, accadono cose straordinarie.)

Ricordo tempo fa che resuscitai letteralmente un portatile talmente lento che il proprietario ne aveva già decretato la fine.
Dopo quasi una settimana di lavoro, scoprii il sistema per farlo decollare, ma non voglio divagare oltre.
L'ottobre del 2014 lo ricorderò come il mese della delusione.
Rimasi sbalordito al punto di prendere una decisione importante: dimenticare l'esistenza di una persona.

Ci vedevamo spesso, andavo a trovarlo per pura amicizia.
Condividevamo parecchie cose, dalla passione per Internet a quella della fotografia.
Si discuteva per ore di musica, acquisti e tecnologia.

Un giorno, egli decise di affidarmi un hard disk esterno da 1Tb: a suo dire, erano presenti 900gb di foto erroneamente cancellate.
"Certo, è possibile recuperarle", dissi. "L'importante è che tu non abbia scritto altri dati, su quel supporto".
"In verità, ho scritto qualcosa, poco meno di 1gb ma tutto il resto dovrebbe essere ancora recuperabile", disse con quel suo modo unico di parlare, distogliendo l'attenzione da un lavoro a computer.
"Proviamo", proposi. "Portamelo e vediamo cosa posso fare."

Dopo qualche settimana, mi fece avere il disco fisso e un portatile.
Gli telefonai per sapere cosa avrei dovuto fare con quel laptop.
"Va lento, Andrea. Va pianissimo e ci sono alcuni virus. Inoltre, recuperami se puoi tutte le foto e puliscilo".

Quel laptop, era infetto dalla bellezza di oltre 200 virus diversi e si spegneva a metà lavoro.
Avevo quasi rinunciato alla manutenzione: "Purtroppo, non posso metterci le mani. Si spegne senza preavviso. Te lo devo restituire, non ne vale la pena, ha qualche problema hardware".
"OKay", disse telefonicamente. "Lasciamo perdere il portatile. Mi interessa solo l'hard disk".

Dopo qualche ora, scoprii che il presunto problema hardware di quel laptop era semplice polvere nelle ventole. Si surriscaldava e la CPU andava in protezione.
Durante una pausa da lavoro, lo smontai e lo soffiai con aria compressa.
Proseguii quindi con la manutenzione, portando alla conclusione il lavoro: il completo recupero dei dati, l'assoluta rimozione dei virus, degli spyware, degli hijack e un'ottimizzazione generale delle risorse. Era come nuovo!

Per l'hard disk il discorso fu leggermente diverso perchè scoprii un fatto curioso: il file system era in FAT32.
Strano. Oggi, a parte alcune chiavette USB, i dischi da 1Tb (non a stato solido), escono di negozio su NTFS.
Come mai quel disco era in FAT32?
Lasciai tutto com'era e procedetti al primo tentativo di recupero dati; tentativo infruttuoso, in quanto ciò che vidi non furono 900gb di foto cancellate ma centinaia e centinaia di file da poche decine di kilobyte, con estensione raw, sovrascritti e irrecuperabili.
Scoprii in seguito cos'erano quei file.

Di sicuro, non erano presenti 900gb di foto. Recuperai tutto il recuperabile su un altro supporto e convertii il file system in NTFS per poter scrivere alcune ISO da 4gb.
Quattro / cinque giorni di lavoro, svolto prevalentemente nelle ore di pausa pranzo, con la forchetta in una mano e il mouse nell'altra, la sera, dopo cena e diverse ore di scansioni notturne.

Gli telefonai e lo avvertii che sarei passato a consegnargli portatile e disco fisso, perfettamente funzionanti.

Quando mi vide, aprì l'anta di un armadio per prendere un portafogli.
Lo interruppi: "Ascolta, solitamente per questi lavori prendo 50€".
Percepii distintamente un'insolita tensione che mi spinse a chiedere fosse troppo.
"Si, è tanto ma pago sempre il dovuto", rispose titubante.
"Bene, scappo. Sono sul lavoro. Se hai problemi, non esitare a chiamarmi".
Mi diressi verso l'uscita del suo ufficio con un insolito presagio. Era come se si fosse rotto qualcosa.
Si. Era successo qualcosa a cui non ero preparato.

Dopo qualche giorno, andai a trovarlo. Volevo spezzare il ghiaccio.
"Sai, sono molto deluso", proferì evitando di guardarmi.
"Avrei dovuto consegnare il disco fisso a qualcun altro in grado di recuperare i dati", disse sedendosi.
"Impossibile recuperare dati su quel disco. Il file system è stato convertito in FAT32 e tutto è andato perduto e sovrascritto. Mi spiace".
"E poi, da un amico, non mi sarei mai aspettato una cifra del genere. 50€! Ma scherziamo?", proseguì come se non mi avesse sentito.

Rimasi interdetto.
Ma come, pensai?
Se sei un amico, dovresti tentare di darmi di più di quella cifra e, d'altro canto, siccome io sono tuo amico, dovrei tentare di chiedertene meno!
Perchè gli amici devono funzionare a senso unico, senza scambi alla pari?
Forse, il tempo impiegato per un lavoro, per uno dei due "è perso" mentre per l'altro "è speso"?

"Ma... quattro giorni, capisci? Quattro giorni di lavoro svolto nelle ore pausa, a pranzo e la sera. Capisci?", patteggiai.
Non mi ascoltava.
Sosteneva le sue ragioni facendo leva sul significato del valore dell'amicizia.
"Avresti dovuto dirmelo ed io ti avrei detto di non proseguire. Piuttosto, ne avrei acquistato un altro, di computer".

Ecco il primo errore. Fu il primo momento in cui lo vidi vacillare.
La frase era palesemente priva di senso.
Anzi, un'accezione sottile la conteneva: 'piuttosto che darli a te, ne avrei dato di più ad un negozio'.
Possibile?

Aveva ragione.
Non avevo erogato un preventivo.
Ecco il secondo errore, questa volta, mio. Il punto era solo quello.
Non avevo avvertito il mio amico che avrei chiesto denaro e mi sarei dovuto prostrare di fronte alla sua magnanimità dell'offrirmi un regalo "fra amici".
Una pacca sulla spalla, una bottiglia di vino e una risata.
Ad essere sincero, non so quante pacche sulle spalle dovrei ricevere per compensare cinque giorni di lavoro ma proseguiamo.

"fammi capire una cosa", chiesi confuso. "Come mai quel disco era in FAT32?"
"E' vero, mi ero scordato di dirtelo. Lo avevo convertito durante un tentativo di recupero dati", concluse annunciando un errore. Il terzo!
"Mi spiace, ma durante una simile conversione, non è quasi più possibile recuperare dati. Se formatti - non a basso livello - mantenendo il file system, i dati si recuperano facilmente ma una conversione simile è a senso unico. I dati vengono persi irrimediabilmente. Esistono ditte in grado di compiere simili operazioni ma...." Mi fermai e capii.
Il problema principale era quello appena ammesso. I file non furono cancellati. Fu convertito il file system!
Ed io lo venni sapere solo allora. Era il terzo errore.

"In ogni caso, 50€, Andrea, chiesti e pretesi da un amico, sono troppi. Non me l'aspettavo da te. Ti avrei dato 20€ e avrei voluto regalarti qualcosa per ricambiare. Sei troppo attaccato ai soldi. Sei venale", mi insultò, concludendo con il quarto errore.
Eh si. Perchè sai com'è, il valore di qualcosa regalato è evidentemente inferiore al corrispondente reale. Perchè "non mi regali" qualcosa che per me possiede lo stesso valore di...  30€, ad esempio?
Pensa, amico mio, mi avresti pagato "i giusti" 20€ preannunciati e altri 30€ al posto di qualcosa di regalato, magari per te privo di valore (e probabilmente, anche per me). Mi avresti dato 20+30 = 50€, no?
Che strana coincidenza, pensa che te ne avrei chiesto proprio 50€, amico mio.

Ma non andò così.
Mentre parlava e sosteneva altre tesi circa lo scarso valore del mio compito svolto, iniziai a pensare.
Non lo ascoltavo. Lo guardavo negli occhi e non lo seguivo.
Pensavo.
Ero concentrato su una piccola svolta che la mia vita avrebbe conseguito di li a poco.
Mi sorpresi in un pensiero infimo. Cosa perdo se non ti frequento più, amico mio?
Ho bisogno di te? Posso fare a meno di te?
Facendo un rapido riassunto, direi di si, amico mio.
Direi che non ho molto da perdere. Amico mio.

Terminai gloriosamente le mie elucubrazioni: "tempo fa ti realizzai un sito gratis. Ricordi? Non ti chiesi mai niente. Lo feci con il cuore".
"Sapevo che saresti arrivato li. Questo forse è il modo per riscattare quel tempo perso", rispose.

E fu allora che commise l'ultimo, quinto, errore.
Mi resi conto che, per la seconda volta, nella mia vita, a suo dire, avevo perso tempo con la sua persona. Egli stesso me lo confessò.
Balbettando, me lo disse chiaro e tondo.
Ma ciò che più mi sbalordì fu la mia cecità di fronte ad una persona anziana dentro, incollata a preconcetti irremovibili.
Intelligente a suo modo - come tutti noi - ma... vecchia dentro.

Privo di parole e svuotato, mi alzai lentamente e me ne andai.

Oggi, lo vidi al supermercato. La strana sensazione che provai fu un'indifferenza mai sperimentata.
Ricordo situazioni simili in cui l'imbarazzo prevalse ma oggi... no. Quando lo vidi, mi sorpresi a guardarlo con aria di sufficienza.

Eh si. Ho dato l'addio ad un amico, per denaro.
So dove ho sbagliato. Lui lo avrà capito? Non mi interessa, sai?
È pazzesco come non mi interessa.

Ah, dimenticavo: quei file con estensione RAW  che trovai sul disco erano i cluster dell'ex NTFS.
Erano gli header delle famose foto che egli stesso aveva sovrascritto, evitando accuratamente di dirmelo.
Apparivano come centinaia e centinaia di miniature di foto, che all'epoca, avrebbero occupato 900gb e che ora nessuno avrebbe mai più recuperato.
Apparivano come scusante per avergli chiesto troppo.

Andrea Giudice dice no

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