D'un tratto, mi giunse all'orecchio il nome del bambino la cui mamma sicula strillava a centro spiaggia: CHEVIN.
Si. Chevin.
E poi, le strade con le buche, i paesi diroccati, i cani randagi e le case mai terminate.
La bellezza di quest'isola con "il vulcano buono".
Ma perché "Chevin", mi dissi.
Forse perché la sorellina si chiamava SamanDa?
L'universo giocava con me, conclusi.
Mi voltai e continuai a vivere come se nulla fosse.