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Un prode ACA: l'Allievo Carabiniere Ausiliario Giudice Andrea

Quella sera, in viaggio di ritorno verso casa sulla mia formidabile Talbot Sunbeam (0...100km/h, 3minuti), sedeva al posto passeggero la mia fidanzata.

Era una soleggiata domenica dell'87 o giù di li.
l'ACA Beretta, un mio collega di Cernaia (corso 123), addetto ai turni licenze, mi lasciò il fine settimana libero.
Come sempre.
In vero, egli mi concedeva sempre una licenza nel weekend. Evidentemente, mi aveva preso in simpatia.

Autostrada A26

Durante un sorpasso in terza corsia, un auto iniziò a chiudermi verso il Guard Ray.
Frenai bruscamente lasciandola passare avanti, in modo da evitare la distruzione della fiancata.

Scosso dallo spavento, dopo qualche minuto, la vendetta dell'ACA non tardò ad arrivare.
Raggiunsi quell'automobile, tentai nuovamente un sorpasso e, minaccioso più che mai, sventolai la mia tessera da Allievo Carabiniere Ausiliario (formato carta d'identità), il cui valore militare equivaleva a meno di nulla e gli intimai una fermata alla prima area di sosta.
Il tutto, ovviamente, in corsa, da abitacolo ad abitacolo, in l'autostrada, a 100 all'ora.
Sai com'è, in ballo c'era il mio orgoglio da ACA, le urla del mio tenente Sciurpa e le fughe dal tenente Cuneo.

L'autista dell'altra automobile, accennò un si distratto ed iniziò a rallentare seguendomi verso un'area di sosta, il primo parcheggio sull'A26 subito dopo il viadotto Gorsexio.

Scendemmo dalle rispettive automobili.
La mia fidanzata, seduta in macchina, timorosa della mia rabbia.
Ero un predatore notturno; un giustiziere senza macchia e alamari.
Tra me e lui, il frastuono dell'autostrada ed un piacevole vento estivo.
Le ombre erano lunghe.

Il guidatore dell'altra auto mi si avvicinò e con cautela proferì la frase che a distanza di quasi trent'anni ricordo come se me l'avessero pronunciata pochi minuti fa: "Cosa sei?"
Con sguardo truce, ostentai il mio cartellino su cartoncino, due pagine beige con foto tessera stropicciata, pronunciando un deciso: "Carabini..." ma non finii la frase.

Improvvisamente, l'uomo che avevo di fronte urlò: "MARESCIALLO DI PS!" e con uno scatto fulmineo estrasse un tesserino plastificato color arancio, piazzandomelo davanti agli occhi.

Sbalordito, rimasi senza parole. Dalle mie labbra uscì un flebile "Ma...".
"Stronzo!", strillò. "STRONZO, VAI VIA! VAI A CASA!", l'indice puntato verso la mia auto.
Mi voltai a testa bassa e con la coda tra le gambe mi diressi verso il mio mezzo meccanico a quattro ruote.

Con la bocca spalancata e l'indice puntato verso l'alto (più in segno di pietà che d'altro), provai a voltarmi l'ultima volta, farfugliando qualcosa ma lo sguardo inclemente del maresciallo mi fece sgattaiolare immediatamente all'interno della Super ACA Mobile dove trovai la mia fidanzata in lacrime dalle risate.

Avevo la testa leggera: non mi pareva di vivere di prima persona quanto stava accadendo.
Provavo la curiosa sensazione di assistere ad una sciagura altrui trovandola goffamente ridicola.
Non ero io ad aver minacciato con un tesserino dal valore nullo un maresciallo della polizia e non avevo intimato a nessuno di fermarsi.
Forse, qualche ora prima ero in spiaggia da qualche parte.
Si, può essere.

Ma poco dopo tornai in me ed iniziai a ridere... con uno strano sapore in bocca: quello della paura di averla combinata grossa.

Il giorno dopo, in Cernaia, raccontai l'accaduto al mio tenente (evitando di scendere troppo nei particolari, non si poteva mai sapere) che, evitando di ridermi in faccia, disse: "Non si preoccupi. Se salta fuori qualcosa me lo faccia sapere".

La ricordo come una delle più belle barzellette sui carabinieri che vissi di prima persona.

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