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Storie vere, bambine intelligenti, madri stupide

Tutto Iniziò quando Ambra, all'età di 6 anni, strinse amicizia con Bruna, una bambina sua coetanea e compagna di scuola, con la quale legò molto e che prese a frequentare anche dopo gli orari scolastici.
I genitori di Ambra si accorsero del forte legame che stava instaurandosi e le consentirono di frequentare l'amica per fare i compiti assieme anche nei giorni infrasettimanali mentre quando non si recavano l'una a casa dell'altra, si sentivano via Skype.
Durante il fine settimana, Bruna veniva invitata spesso a qualche gita, oppure semplicemente, teneva compagnia ad Ambra.

Passarono gli anni, le bambine crescevano e il loro cerchio di amicizie si allargò ma dopo qualche tempo, Ambra iniziò a lamentare strani comportamenti da parte di Bruna: quando gli incontri si svolgevano in casa di quest'ultima, ad Ambra veniva negata sempre più spesso la sua ilarità ed espansività: "Non ridere così forte", "Questo no", " Quest'altro non si può fare", "Fai piano", oltre ad un ampio ventaglio di "no" casuali.
Lentamente Ambra provò disagio nel frequentare la sua compagna: "non posso fare nulla quando sono a casa sua", protestava sempre più spesso la bambina.
"Ad esempio, quando giochiamo nella sua piscina, in giardino dietro casa, dobbiamo evitare gli schiamazzi e parlare piano. Inoltre, continua a dirmi no su tutto".
I genitori di Ambra rimasero un po' perplessi di fronte alle rimostranze della figlia ma la situazione era comprensibile: Bruna emulava l'atteggiamento di un genitore in modo palese: il padre, Gianni.

Fortunatamente, con il tempo le cose parvero migliorare, prima causa tra tutte, la crescita.
E fu proprio questo naturale processo che spostò gli interessi delle pargole sul fenomeno musicale del momento: gli One Direction.
Un gruppo di bellocci, frutto di un costrutto ben calcolato, si faceva spazio tra le attenzioni di tutti i ragazzi dai 10/12 anni in su.
Bastarono i soliti pacchetti da 10 milioni di click dei video su Youtube per creare un incredibile finto successo di questa nuova band e convincere tutte le teenager che quello era il gruppo adatto a loro.
Un successo inaudito basato prima su risultati indotti, come falsa popolarità, e in seguito, su bravura e tecnica musicale, se mai ne fossero dotati.
In pratica, musica in secondo piano, in evidenza estetica e spettacolo.
Le canzoni, un'accozzaglia di suoni mal masterizzati sulle tracce del brani ma ben prodotti per ascolti su dispositivi portatili come i cellulari: Audio compressissimo e livelli sballati nelle tracce musicali.
Inoltre, gli incontri con attori e gente famosa, faceva si che i fans percepissero questi cinque ragazzini come autentiche stelle del firmamento.
Ma questo era ed è ciò che tutti cercavano: diventare seguaci di qualcosa o qualcuno.

In tutto questo, curiosamente, Ambra, non pareva eccessivamente interessata a questi prodigi (forse per merito dei genitori musicisti che furono in grado di insegnarle un minimo di critica musicale?) ma Bruna ne era coinvolta sino in fondo, in modo... perfetto, direi.
Si, perfetto fu il termine esatto per quel fenomeno creato "artificialmente": gli 1D spaccavano davvero.

Il concerto degli One Direction!

E finalmente, venne annunciato Il Concerto.
I genitori di tutta la giovane compagnia iniziarono ad informarsi su come, quando e a quanto acquistare i biglietti.
Piccola nota: è doveroso precisare che il piano di successo di un'industria musicale simile, per ottenere riscontri positivi, deve anche giocare su strategie persuasive importanti come "scarso" e "prezioso" ed ecco spuntare rari biglietti dal costo ridicolmente elevato.
Si parlava di pezzi di carta da 500€ per riuscire a vedere cantare cinque ragazzini da 300 metri di distanza.
Ma questi particolari non ostacolavano.
D'altronde, tutti gli adulti di oggi hanno avuto modelli cui ispirarsi, credere ed identificarsi; alcuni, vivono ancora nel mondo dei ricordi e delle lodi, altri, sono rimasti ai vecchi tempi, altri ancora, sempre distaccati a simili meccanismi ma tutti, comunque, fervidi sostenitori della teoria che queste "dovute esperienze" vanno rigorosamente rispettate e tramandate.
Sai, i ragazzi è giusto che vivano tali situazioni, dirà qualcuno. Un po' meno, dirò io, è spendere 500€ per un concerto ma si sa, per i figli, questo ed altro, no?

I fatidici biglietti per vedere gli One Direction

Ogni genitore iniziò quindi ad occuparsi dei biglietti.
Per Ambra furono regalo di compleanno e fu in quel periodo che Bruna colpì molto suo papà quando su Skype la sentì ripetere con ossessione la frase "quando andremo al concerto"; Salvatore, infatti, aveva la sensazione che nessuno in casa della bambina si stesse interessando o muovendo per acquistare i bramati biglietti.

Egli, rimase infatti colpito dal fatto che Bruna stesse sognando l'esibizione degli 1D senza una solida base di sicurezza di acquisto.
Paola, sua mamma, persona limitata e di scarsa cultura, evidentemente non aveva la più pallida idea di come procurare i biglietti. Si sarebbe dovuta rivolgere al figlio maggiore con il forte rischio che anch'egli volesse partecipare all'Evento, oppure, più presumibilmente, si aspettava che qualche altro genitore si preoccupasse di procurarli anche a Bruna.
D'altronde, la figlia veniva "scarrozzata" in giro continuamente; erano gli amici che si occupavano del suo svago e avrebbero dovuto quindi preoccuparsi anche dei biglietti, no?

E la risposta giunse durante un weekend, quando Morgana - mamma di Ambra - e Paola, assieme alle bambine, si recarono presso un grosso centro commerciale.
Approfittando dell'allontanamento temporaneo di Bruna dal gruppo, Morgana propose a Paola l'acquisto online dei biglietti come sorpresa per la bambina.
"Vuoi portare Bruna al concerto?"
"Puoi farmi avere i biglietti?", chiese Paola speranzosa.
"Chiedo ad Elisa, la mamma di Felicia. Lei, ne ha già acquistato altri e sa come muoversi".
"Va bene", rispose Paola con un'espressione non esattamente uguale a quella di Angelina Jolie.

La sera stessa, Morgana tenne fede all'impegno e si recò a casa di Elisa:
"Paola è interessata ai biglietti per Bruna: riesci a procurarne ancora?", chiese alla madre di Felicia che purtroppo, con sorpresa, si accorse che i biglietti non erano più disponibili al costo di 80€: essi erano magicamente lievitati a 120€.
A questo punto, Morgana, prima di procedere con l'acquisto, volle sincerarsi se Paola fosse disponibile a spendere quell'imprevista nuova cifra e le telefonò immediatamente.
"Li abbiamo trovati a 120€ cadauno, procediamo con l'acquisto?"
"No, lasciate stare. Ora non posso guardare su Internet ma mi informerò. Grazie", salutò Paola.

Non si seppe più nulla ma la voce si sparse ed altri si proposero per aiutare la piccola Bruna che stava per perdersi l'evento tanto atteso.
E difatti, Lella Fuoss, mamma di Alice, altra storica amica di Bruna, riuscì a trovare altri biglietti.
Come tutte le mattine, incontrò Paola davanti alle scuole e le chiese se fosse ancora interessata all'acquisto in quanto aveva trovato qualcosa all'ultimo momento, dopo ore di ricerche.

Ed accadde l'incredibile!
Paola, con un'espressione di sufficienza, voltò le spalle a Lella e pronunciò una frase ripugnante che rimase impressa per sempre nella memoria di Lella: "Non mi interessano più".

Lella rimase senza parole. Attonita, strinse gli occhi come fessure e digrignò i denti.
Il sole non era ancora alto nel cielo. Si sentivano cinguettare gli uccellini ignari di quanto stava per accadere.
Come un Angelo della Morte, la donna sguainò la sciabola affilata e con un urlo acuto, recise di netto la giugulare di Paola, colpendola alle spalle.
Qualcosa di caldo bagnò il viso di alcuni genitori che si allontanarono dalla scena urlando. Più tardi, costoro si resero conto che si trattava di sangue.

Urla. Gente che correva. Si stava svolgendo tutto troppo in fretta.
Attorno al corpo riverso di Paola si allargava un cerchio rosso vermiglio, al centro, un demone infuriato brandiva una lama al cielo. La sua risata satanica echeggiava tra i palazzi. Il corpo tozzo di Paola, ancora avvolto nella sua giacchetta marrone, sai c'è arietta, scosso da spasmi sempre più lievi, affogava nel suo stesso sangue mentre lentamente, perdeva gli ultimi appigli alla propria miserabile vita.

Poi, Lella aprì gli occhi e vide le spalle di Paola, avvolte in quell'orrenda giacchetta marrone, sai, c'è arietta, mentre si allontanava con passo leggermente dondolante.
Con la bocca ancora aperta, gli occhi strabuzzati dallo stupore, si voltò lentamente, incredula e si diresse verso l'auto con la mente in subbuglio.
Lella, non avrebbe mai più perdonato Paola.

Bruna la videro al concerto assieme al padre Gianni.
Qualcuno suppose che la madre, Paola, avrebbe avuto bisogno delle cinture di sicurezza per assistere agli 1D.

Rimase comunque un mistero sul come la bambina ottenne quei biglietti ma di sicuro scontò un pesante prezzo: Paola le vietò di frequentare le vecchie amicizie.
Perchè Paola, cari amici, iniziava a dubitare di se stessa.
Paola, temeva gli inevitabili e spiacevoli confronti con gli altri genitori e l'espediente 1D servì a concretizzare questa paura.
Bruna non usciva il weekend; Bruna, non passava con le amiche una domenica al mare; Bruna, non invitava all'acquario di Genova le amiche; Bruna, non offriva alle compagne un sabato sera al cinema, dai, vieni, è in 3D e poi andiamo in pizzeria.

Incredibilmente, il padre di Bruna, pareva essere all'oscuro della situazione e quando incontrava i parenti delle amiche della figlia, salutava calorosamente come niente fosse; al contrario, Paola, penosamente davanti alla figlia, voltava le spalle a tutti i bambini, genitori annessi.
"Loro", facevano parte della vita precedente al concerto. "Loro", erano i diversi, non hai bisogno di starci assieme, cambia un po' compagnia o stai con me che ti diverti ugualmente, vedrai.

Ma la tenerezza di Bruna, spiazzava: agitava la mano per salutare chiunque e teneva ben stretta nel cuore la sofferenza di doversi nascondere alla sua despota personale che, imperterrita, ignorava perfino le regole più banali della convivenza con il nemico.
Insomma, chiunque litighi con una persona, per un minimo senso "civico di imbarazzo", cerca di evitare incontri in ascensore ma pareva che i limiti cerebrali della donna non raggiungessero simili vette.

La tiranna attendeva il suono della campanella proprio sotto casa dei genitori di Ambra e Felicia. Accadeva quindi che si incrociassero spesso ed obbligasse Bruna ad assistere allo snobbismo verso gli ex amici più cari.
Ecco quindi che tutti si trovavano obbligati ad assistere alle patetiche scene della piccola e brava Bruna che salutava di nascosto, con sguardo colpevole mentre Paola non si preoccupava minimamente del conflitto che stava creando nella figlia; in realtà, le sue condizioni intellettuali non le consentivano di comprendere la situazione.
L'Essere Non Pensante, si stava parando il culo; stava proteggendo Bruna (o se stessa?) da un mondo lontano e avverso.
Ella, voleva evitare che la figlia la confrontasse a tutti, con ovvi e scomodi risultati.

Bruna iniziò a porsi strane domande sul genitore quando fu troppo tardi e diversi adulti rimasero talmente sconvolti dal comportamento di Paola che videro quel voltafaccia come una barzelletta.

Questa storia è vera.
I nomi sono falsi ma alcuni riconducono agli originali. Basta pensarci.

La tragedia di Paola rimase per sempre nella mente di Bruna e quest'ultima, nel cuore di tutti.
Qualcuno rise quando la bambina si accorse del male che la mamma le fece.
Ma fu troppo tardi.

Per Paola.

Lacrime di una bambina novese

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